
“Chi sono!?”....Una domanda particolarmente complessa e per la quale è difficile trovare una risposta.
Sin dalla nascita della filosofia, quegli strani esseri, chiamati comunemente filosofi, hanno passato la loro esistenza interrogandosi sul perché esista un mondo e sulla propria personale identità. Ma non necessariamente si deve essere dei filosofi per porsi questa domanda…nel senso….chiunque può domandarsi “chi sono?” ma molto probabilmente non troverebbe risposta.
E’ prorio questa la grande difficoltà…capire chi si è… ed è questa la cosa che i filosofi cercano continuamente di fare…. capire il significato dell’esistenza umana e terrestre (certi tipi di filosofo). In fondo, per certi versi, sotto questo punto di vista, siamo tutti dei filosofi, c’è chi lo è di più e chi meno, ma tutti bene o male lo siamo, perché tutti, almeno una volta nella nostra vita ci poniamo questa profonda e complessa domanda : ”Chi sono?” e tutti, con la solita agonia mentale, ci scervelliamo per trovare una risposta a questo rompicapo pazzesco, che potrebbe anche farci perdere il sonno.
E’ una domanda che all’apparenza sembra semplicissima, ma che in realtà nasconde un sacco di trabocchetti e trappole, in cui la gente cade puntualmente.
A volte ci capita di incontrare per la strada, o di rispondere a un messaggio di qualcuno dicendo: “chi sei?” ed è qui che comincia il dramma, il soggetto che deve rispondere alla domanda inizialmente si dimostra sicuro di se e si presenta, con la classica spavalderia di chi si sente troppo sicuro di se stesso, poi, quando meno se lo aspetta, la domanda comincia a passargli attraverso tutte le parti della sua mente e del suo corpo ed è come se gli chiedesse urgentemente una risposta.
Il soggetto in questione si sente accusato da se stesso, e si innervosisce, e comincia a domandarsi, “chi sono?”, più frequentemente del solito e poi, la sicurezza che fino a quel momento aveva avuto sulla sua identità, svanisce, portata via da quella domanda così apparentemente semplice, lasciando spazio solo al dubbio e alla consapevolezza che non si conosce fino in fondo, e che non si conoscerà mai veramente.
Questa domanda ci assale spesso, ci distrugge, ma perché avviene? Perché ci lasciamo trascinare nella profonda tenebra che creano l’insicurezza e il dubbio? Perché ci lasciamo logorare giorno dopo giorno dalla nostra vita, dallo stress che apparentemente ci crea la società, dai ritmi frenetici della vita odierna…etc?
In realtà non è la società a distruggerci dentro, ma siamo noi, siamo noi che appena smettiamo di credere in noi stessi e nelle nostre capacità, smettiamo di credere in ciò che ci circonda, e ci sembra che tutto ci crolli rapidamente addosso. Questo perché lo facciamo? Perché non indaghiamoin noi stesssi cercando di scoprirci e di piacerci? Perchè abbiamo paura di sbagliare, abbiamo paura che “scavandoci dentro”( sempre consapevoli che non ci conosceremo mai fino in fondo) troveremo un “io” che non ci piace, un “io” che non vorremmo essere, abbiamo paura di arrivare a rifiutarci e così preferiamo negarci. Ma allora è quesata la distinzioe tra un filosofo, uno psicologo e un essere che non svolge questa professione!
E’ questa la lama sottile che separa questi individui?…il filosofo indaga, cercando di scoprire chi è veramente, cercando di rispondere a delle domande per le quali è improbabile trovare risposta, lo psicologo cerca di aiutare gli altri a conoscere se sessi, spesso rimane intrappolato nella sua vera identità, e ricopre eccessivamente il suo ruolo professionale, mentre il “comune” essere umano, si pone la domanda, come fanno gli altri due, i resta intrappolato dentro, ma non se ne accorge, non sa che è la domanda che lo sta facendo dannare, perché semplifica tutto dando la colpa alla società.
Ma quindi chi sta megli tra il filosofo, lo psicologo e il “comune” essere umano? Le risposte saranno diverse, perché ognuno difenderà il personaggio che gli starà più a cuore, ma la verità è che i tre sono perfettamente uguali, l’unica cosa che cambia è il ooro approccio nei confronti della vita, anzi nei confronti della domanda che la loro stessa vita gli pone. Ognuno l’affronterà in modo diverso, ma ognuno dei tre se la porrà almeno una volta, e perderà le ore di sonno alla ricerca della risposta. Io tenderei a difendere il signor filosofo, “perché il filosofo, per essere un bravo filosofo, deve avere la capacità di stupirsi”, mentre direi che lo psicologo non si sa più stupire delle cose che travolgono la sua vita, ma si stupisce in parte di quelle che travolgono la vita degli altri, mentre direi, che tutti noi, “comuni” umani, tendiamo a elininare il porblema, cascando nella piattume della vita moderna, fatta di abitudine e imitazione.
Chiaramente si potrebbero cambiare i personaggi, si potrebbe parlare di un imbianchino, di un impiegato e di uno scrittore, o di un attore, un operaio e un bambino…per ognuuno di questi personaggi si potrebbe trovare una sorta di reazione alla domanda “chi sono”, ognuno reagirebbe nel modo che considerebbe più adatto alla propria persona. Pirandello diceva che siamo tutti coperti da delle maschere, in parete è vero, am chi è che ci impone queste maschere!? E’ la società, o siamo semplicemente noi, che abbiamo paura di scoprire chi siamo!?
piumalibera








Capitano cose che cambiano la vita, e noi non ce ne accorgiamo, continuiamo a vivere tranquillamente, come se niente fosse. Altre volte, invece vorremmo che tutto cambiasse, e solitamente avviene che tutto resta uguale e noioso, come al suo solito. A volte mi domando: perché quando desideriamo veramente qualcosa, non riusciamo quasi mai ad averla!? Non pensate che sia un’ingiustizia!? Perché non possiamo avere tutti una briciola di felicità, riuscendo ad ottenere anche solo in parte quello che desideriamo!? C’è chi darebbe la colpa al destino, chi alla vita, chi alla società, chi alla televisione che ha rovinato il dialogo tra gli individui..e poi c’è chi, nonostante tutto continuerebbe a sperare. Chi farebbe di tutto per una persona, pur di renderla felice, e c’è chi rinuncerebbe pur di vederla felice, consapevole che magari un giorno tutto cambierà, poi c’è chi aspetta ciecamente una vita intera la sua occasione ideale, o chi piange da solo, senza mai dire ciò che pensa…!! Insomma, siamo tutti diversi, c’è chi spera e chi si incazza, c’è chi vive e c’è chi si richiude in un guscio sperando che il giorno vissuto sia l’ultimo della sua inutile vita! Poi c’è chi si butta a capofitto nelle occasioni, senza valutare i danni che potrebbe creare una determinata azione, c’è chi non ragiona sul significato delle sue azioni e fa cose profondamente sbagliate, come ammazzare qualcuno o rubare qualcosa, e chi si butta a capofitto nelle situazioni senza pensarci nemmeno un minuto, sperando che sia la scelta giusta, ma non pronto a pentirsi nel caso in cui realizzasse di aver sbagliato.C’è chi è troppo orgoglioso per dire basta a qualcosa o a qualcuno, e chi invece è troppo morboso per poter lasciare andare una persona importante. Poi c’è chi è cnvinto che qualcosa possa durare per sempre, anche a distanze spropositate, ma non capisce che non c’è un futuro. C’è chi conosce gente su internet e si illude di aver trovato l’amore della sua vita, e chi, invece è convinto di averlo già davanti, ma alla prima occasione perde fiducia e va a sbattere il muso contro qualcosa o qualcun altro…! Insomma, perché non possiamo essere tutti felici!? Perché chi fa del male è felice e chi aspetta soffre!? Perché chi sogna una vita migliore, viene sempre deluso!? Perché chi vorrebbe esssere felice resta sempre infelice e chi invece è disinteressato alla felicità, la trova comunque!? Io credo che per tutte queste cose serva la fiducia, negli altri e in se stessi. Credo che per capire cosa si vuole fare nella vita, si debba pensare a cosa si vorrebbe veramente, nel senso, ci si dovrebbe scavare dentro, cercando nella parte più profonda e nascosta di noi stessi, ed è lì che si possono trovare le risposte, e poi, secondo me, per decidere e capire se si sta facendo la cosa giusta, si dovrebbero avere degli amici che ci ascoltino, che asoltino tutto, e che siano disposti ad aiutare e sostenetre in qualunque situazione…nel senso, l’amico è colui che sa capirti quando sei giù morale, è colui che prova ad aiutarti quando senti di essere l’essere più inutile sulla faccia della terra, o quando credi di essere totalmente da buttare via, l’amico è colui che ti consiglia sempre e comunque, colui che si interessa del tuo bene, colui che non ha peli sulla lingua se vuole provare a proteggerti, è colui che ti sorregge nei momenti bui e sa gioire (nonostante tutto) per te, nei momenti in cui credi di essere la persona più bella e importante di tutto il mondo. E’ colui che cerca di aiutarti ad acquistare stima in te stesso e ti mette in guardia se ce n’è bisogno…è colui che, se è innamorato di te, sa dire no, perché ti vuole troppo bene, e considera la tua felicità più importante di tutto il resto, è colui che, anche se non vuole, si sa fare da parte, lasciando il palco a dei nuovi attori! Insomma gli amici sono fondamentali, e ascltarli può esssere giusto e sensato, come anche dannoso(nn s sa mai!)...insomma...perché non si può essere felici!? Perché non tutti!? Se ci pensate, di solito, l’amico/a...è quello che rimane deluso dalla vita, che rimane in ombra quando vorrebbe essere in primo piano, quello che risulta un antagonista, quando vorrebbe essere un protagonista… insomma…per lui quando arriverà la felicità!? Forse mai..o forse l’ha già, perché si fida di te…e desidera che tu sia felice…e se tu lo sei, l’amico lo è!! Quindi, xkè non si può essere felici!? Perché deve esserci sempre qualcuno che soffre? È una cosa che non capirò mai!!! Ma comunque io credo che sia bellissimo avere degli amici…
....Buon divertimento!!!
Il signor J. una mattina si sveglia, si stiracchia per bene, saluta sole, il gatto della vicina che se ne sta appisolato sul davanzale della sua finesta, poi scende con una calma esorbitante le scale che lo dividono dal bagno e dalla cucina. Mette il caffè sul fuoco e va a lavarsi, con la solita clama "lumachesca", prima si lava le mani, poi il viso, poi un piccolo sguardo allo specchio, per controllare che ogni dettaglio della sua faccia sia al suo posto e poi finalmente si avvia verso il suo caffè che lo chiama con quel gorgogliare fastidioso, che lui se potesse metterebbe in sordina. Il signor J. è un simpatico vecchietto sdentato che ama fare le cose con estrema calma, ama allineare tutte le mattine con cura maniacale tutte le medicine che deve prendere, poi le spezza in due, calcolando perfettamente le misure di dove deve tagliare, ama allineare il cucchiaio alla forchetta...ama pulire la casa...insomma è un vecchino tutto fare che vive la sua vita con tanta ma tanta ma tanta tranquillità! La sua tranquillità, non èdovuta alla vecchiaia, ma alla triste consapevolezza che la sua vita non è più quella corsa sfrenata verso qualcosa di felice, ma è un progresivo rallentamento verso lo spegnimento!! Quella mattina, per il signor J. è diversa da tutte le altre..dopo aver fatto colazione, mentre sta andando a prendere il giornale, sente una "lettera" cantata da Guccini, e, colto da unbarlume di speranza disperata, torna rapido a casa, si siede a un tavolo e comincia a scrivere. Scrive una lettera ai figli dove racconta la sua vita...
non ho più idee!!! speriamo di ritrovarle in fretta!!!
La vita è come un'enorme scala a chiocciola.
.....che ve ne pare?????)